Il signor Joseph Splendido lamenta la presunta omissione della nazionalità degli autori di reati sulla stampa locale e nazionale. “Perché nasconderlo quando si tratta di uno straniero a delinquere?” La risposta non è difficile, ed è sulla sua stessa pagina Facebook. Solo due giorni fa il leghista foggiano ha pubblicato la notizia di una rapina compiuta da una banca da una persona di etnia Rom. I suoi amici hanno prontamente commentato che “gli zingari sono la feccia della società” e che “la razza piu [sic] inaffidabile e [sic] quella dei rom: zingari si vendono anche le madri ma di che cosa stiamo parlando non ce [sic] gente piu [sic] bastarda”. Quando, nel novembre dello scorso anno, un incendio ha colpito il ghetto di Borgo Mezzanone, sulla pagina del signor Splendido ho letto, con le lacrime agli occhi e vergognandomi profondamente per loro, questi commenti dei suoi amici: “Speriamo che bruciano anche loro”; “Io vi bruciavo vivi”; “Finalmente“; “Fate la pipì sopra così sapete dove andarla a fare”. Il signor Splendido non ha censurato nessuna di queste bestialità, che peraltro configurano il reato di istigazione all’odio razziale.In sostanza il signor Splendido lamenta la mancanza di frattaglie sanguinanti da dare in pasto…

“Timore ossessivo d’essere o di diventare brutti, asimmetrici, deformi. Colpisce quasi esclusivamente giovinette di fattezze belle e regolarissime”, dice l’Enciclopedia Treccani. La parola viene dal greco: paura del brutto. Dismorfofobia. A dire il vero, più che di bruttezza in senso stretto si tratta di una difficoltà di venire a patti con la propria immagine. Non riconoscersi, e per questo, sì, trovarsi brutti. Non so quanto sia vera l’affermazione che il problema colpisce quasi esclusivamente belle ragazze. Non vedo per quale ragione dovrebbe soffrirne una ragazza bella più di una poco bella. E soprattutto perché dovrebbe soffrirne una donna più di un uomo. In ogni caso, chi scrive è dismorfofobico. Ora, la cosa ha indubbiamente i suoi lati imbarazzanti, difficili o dolorosi. Il rinnovo periodico della carta d’identità, per dire, è un passaggio talmente impegnativo che dopo averlo superato si comincia a pensare con ansia al prossimo rinnovo, tra dieci anni. Ed ogni esibizione di un documento è una fitta al cuore. “Per ottenere il rimborso la preghiamo di compilare il modulo allegato e di rimandarcelo con copia del documento di identità.” Ma perché? Tenetevi pure il rimborso, grazie. Ma può essere perfino un problema guardarsi allo specchio al mattino. Soprattutto…

E’ stato condannato dalla corte d’Appello di Bari a vent’anni di carcere Gianni Trotta. Da sacerdote, ha violentato nove bambini, approfittando della sua condizione di sacerdote e di allenatore di una squadra di calcio in due paesini del Foggiano. Non si limitava alle violenze, don Gianni: gli atti venivano filmati e divulgati in Internet; a casa sua gli investigatori hanno trovato un vero centro di produzione di materiale pedopornografico. “La cosa più orribile che mi era mai capitata di vedere”, dice un investigatore.Don Gianni, il delinquente, il pedofilo don Gianni, non è in realtà più don. La Chiesa lo ha ridotto allo stato laicale nel 2012, un provvedimento grave dal punto di vista religioso, che tuttavia ha lasciato libero un pedofilo. Perché l’uomo non è stato denunciato. La Chiesa locale sapeva che Trotta era un pedofilo, sapeva che avrebbe continuato a fare cose gravissime, sapeva che avrebbe distrutto la vita di bambini innocenti: ed ha taciuto. E l’uomo ha continuato a violentare altri bambini. La Chiesa avrebbe potuto salvarli; ha preferito salvare sé stessa. L’ex sacerdote passerà in carcere gran parte di quel che resta della sua vita. Gli altri, quelli che sapevano ed hanno preferito tacere, continueranno invece a…

Fa sorridere (amaramente) l’ingenuità mostrata dai lavoratori migranti che il 6 maggio manifestavano a Foggia per la dignità e i diritti: in uno dei loro cartelli si rivolgevano al sindaco Landella per chiedergli giustizia per il giovane gambiano morto nell’incendio della sua baracca di legno e lamiera. Avranno pensato che il sindaco è, come tale, il capo di una comunità, ed il capo di una comunità non può disinteressarsi delle violazioni dei diritti elementari che accadono nella sua città. Da Landella, naturalmente, solo silenzio. Ma null’altro che silenzio giunge anche dal principale sfidante di Landella, Pippo Cavaliere. Guardo e riguardo la sua pagina Facebook, che in campagna elettorale è per ogni candidato ormai il principale strumento di propaganda, ma nulla. Non una sola parola, non un link. Per il candidato di sinistra alle elezioni la manifestazione di centinaia di migranti semplicemente non è mai avvenuta. Né mi pare che altri si siano espressi.Posso comprenderli. L’Italia è ormai un paese in cui il razzismo ha messo solide radici, e Foggia è anche più razzista della media italiana, benché abbia un numero di migranti decisamente inferiore alle città del centro-nord. Sotto elezioni è meglio non compromettersi con questa gente, si rischia di…

Vien quasi da difenderlo Feltri (e vi giuro: stavo per scrivere “il povero Feltri”). Fa una battuta si sfuggita, e vien giù il finimondo. E’ un po’, a dire il vero, come se di un genovese avesse detto che “è generoso, nonostante sia genovese”. A torto o a ragione, i foggiani non hanno fama di buon gusto nel vestire. Nella sua Ballata delle prugne secche Pulsatilla – la foggiana Valeria di Napoli – ricordava che “a Pisa, pacchiano si dice foggiano”. Spero ora che aver ricordato questa cosa non scateni una lotta contro i pisani e nuovi strali contro Pulsatilla, che da questo punto di vista ha già dato.Vestono bene i foggiani? La questione è indecidibile, dal momento che nessuno ha il criterio oggettivo del buon gusto. Certo i negozi di alta moda non mancano, e certo sono parecchio frequentati. Ma c’è anche il mercato del venerdì, e al mercato del venerdì ci sono anche i banchi dei vestiti usati. Veste male chi compra cose usate? Ne dubito. Ci si può vestire benissimo anche spendendo poco: il buon gusto, fortunatamente, prescinde dal denaro. Ma temo che quelli che frequentano i negozi del centro non la pensino allo stesso modo. Ci…

Qualche mese fa ha fatto discutere la scelta del preside di un istituto comprensivo di Porto Tolle, nel cattolicissimo Veneto, di non consentire al vescovo di Chioggia di far visita alla sua scuola. L’argomento del dirigente era semplice: la scuola pubblica e statale è laica. La semplicità, sensatezza, evidenza dell’argomento naturalmente non sono state sufficienti ad evitare le polemiche, per lo più politiche: per certe forze conservatrici notizie del genere sono manna dal cielo. Non si è fatto troppi problemi invece il dirigente dell’istituto “Ungaretti-Madre Teresa” di Manfredonia, che sulla homepage del sito pubblicizza con grande enfasi la visita di monsignor Moscone, nuovo vescovo della Diocesi. “Un pieno di emozioni questa mattina per alunni, docenti, personale e genitori”, si legge. E le foto fanno quasi tenerezza: sembrano uscite dagli anni Cinquanta, quando il Paese era fervidamente, unanimemente cattolico, i pochi anticonformisti, come i coniugi Bellandi di Prato – che si erano permessi di sposarsi solo civilmente – venivano pubblicamente umiliati e Dio, Patria e Famiglia era uno slogan che non faceva sorridere. Se non fosse per gli smartphone che spuntano qua e là, le foto sarebbero perfettamente vintage: il vescovo dall’aria bonaria, il preside compiaciuto, lo stemma episcopale in bella…

Green Book di Peter Parrelly è un film gradevole, ma poco più; certo non passerà alla storia del cinema. C’è una scena, però, che resta. Il film racconta (e romanza) la storia vera di un musicista nero, Don Shirley, che nell’America degli anni Sessanta decide di fare una tournée negli stati del sud. Per farlo ha bisogno di un autista che sia anche in grado di occuparsi della sua incolumità fisica, e lo trova in Tony Vallelonga, un buttafuori italiano non proprio onestissimo e un po’ razzista. C’è questa scena, dunque, in cui l’autista italiano rivendica il suo essere nero, più nero del musicista nero. Perché lui, Tony, è un proletario, è cresciuto nel Bronx, vive la vita difficile di chi è escluso, mentre l’altro sì, è nero, ma è ricco, abita una casa lussuosa, ha una vita di successo. Shirley allora scende dalla macchina, offeso. E poi si sfoga. No, la sua condizione non è quella di un privilegiato. E’ un nero che non è amato dai neri, perché privilegiato; è un pianista classico che non può suonare musica classica, perché non gli è consentito (è musica da bianchi), ed è costretto a fare la musica che piace ai…

“Ciascuno cresce solo se sognato”. E’ il bellissimo verso conclusivo di una poesia di Danilo Dolci, che compendia con straordinaria efficacia tutto il suo impegno educativo e sociale. E che vale, da solo, più di qualche tomo di pedagogia, una disciplina che oscilla tra un vacuo moralismo e una non meno vacua ricerca del nuovo. Vuol dire, quel verso, che non puoi educare nessuno se non hai la capacità di interpretare le sue possibilità; se non sai vedere nel ragazzino rozzo e violento di oggi la persona onesta, buona, pacifica che potrà essere domani. Diseducare è invece prendere il dato attuale e considerarlo definitivo.La figura di Dolci sta uscendo da qualche anno dall’oblio nel quale era precipitata dopo la sua morte, nel 1997, e quel verso è oggi perfino un po’ abusato. Ma non è un male. Basterebbe, da solo, ad avviare una discussione pubblica sull’educazione. Non è forse vero che educare significa sognare quello che saranno i nostri figli? E siamo davvero capaci di farlo? Sappiamo sognare le nuove generazioni?Negli ultimi giorni – mentre le forze dell’ordine arrestavano alcuni pericolosi, e giovanissimi, rappresentanti della innominata mafia locale – il principale tema di discussione a Foggia è stato quello di…

Sull’Attacco di venerdì Michele Illiceto ha ricordato le inquietudini della teologia e della filosofia dopo Auschwitz. Il dilemma, per chi crede, è: o Dio avrebbe potuto salvare gli ebrei, ma non ha voluto farlo, o avrebbe voluto farlo, ma non ha potuto. Dio, dunque, è buono ma impotente oppure potente ma non buono. Hans Jonas (Il concetto di Dio dopo Auschwitz, il melangolo) non ha dubbi: un credente non può assolutamente rinunciare a pensare che Dio sia buono. E se non ha aiutato, dunque, è perché non poteva: perché era debole. “Concedendo all’uomo la libertà, Dio ha rinunciato alla sua potenza”, scrive Jonas, che sa bene di allontanarsi da una tradizione ben consolidata che enfatizza la forza e l’efficacia dell’intervento divino. L’alternativa è, per lui, rifugiarsi nell’incomprensibilità e nel mistero.Mi sembra interessante provare a percorrere l’altro sentiero, che Jonas scarta subito: che Dio sia potente, ma non buono. Se si legge il libro di Giobbe, quello che emerge è proprio il profilo di un Dio che, più che non buono, è al di là sia del bene che del male, un Dio la cui potenza non è limitata da nessuna concezione etica, da alcun obbligo morale. Proviamo a pensare che…

Un bambino massacrato di botte dal compagno della madre per aver rotto, giocando, la testiera del letto. Il brutale assassinio di Cardito suscita rabbia, indignazione, incredulità. La difesa dei bambini non è nemmeno un principio di civiltà: è qualcosa di più arcaico, iscritto nella nostra stessa natura di mammiferi, la protezione a tutti i costi dei cuccioli che accomuna noi, scimmie dotate di ragione e di cultura, con i cani, i gatti, i maiali. Ma noi siamo, appunto, esseri culturali, ed in nome della cultura spesso siamo più violenti degli animali. E’ quello che accade con i bambini. Nel paese che s’indigna per la tragedia di Cardito la violenza sui bambini è ampiamente praticata, e perfino teorizzata. E’ il paese in cui un ministro dell’Interno può twittare senza suscitare alcuno sconcerto: “Educazione civica in classe, e se non basta anche due ceffoni a casa da mamma e papà”. Una frase che avrebbe comportato le immediate dimissioni in paesi come la Svezia nei quali per uno schiaffo a un bambino si finisce in galera, e che invece nel nostro paese suscita approvazione. Non c’è nessun’altra categoria sociale nei cui confronti sia consentito lo schiaffo. Se un giudice, prima di emettere sentenza,…