Facebook

Ieri ho segnalato, con un articolo sugli Stati Generali, l’assurda censura in cui è incorso su Facebook lo scrittore Marco Rovelli, noto per il suo impegno per i diritti civili, il cui profilo è stato bloccato con l’accusa di aver scritto la parola “negro”. Qualche ora dopo il mio articolo, è capitato anche a me di subire la rimozione di un contenuto giudicato non rispettoso degli standard di comunità. Si trattava, in questo caso, di un vecchio post contenente l’affermazione “Antonio Vigilante è terronista”, un post autoironico (terronista da terrone: sono un pugliese che vive a Siena) assolutamente innocuo. Per aver linkato l’articolo in cui parlavo di questa censura, oggi sono stato bloccato per un giorno.E’ una affermazione semplicemente falsa. Il mio post – e l’articolo cui rimandava – non attaccava nessuno un base alla razza, all’etnia, alla nazionalità, alla religione, all’orientamento sessuale, al genere o alla disabilità. Non meno di Rovelli, anche se temo con efficacia minore, mi occupo dei diritti civili, come è possibile constatare anche scorrendo gli articoli pubblicati su Gli Stati Generali. L’articolo è stato censurato (e io sono stato bloccato) per un’altra ragione: perché conteneva una critica a Facebook.  In sostanza, Facebook (o qualcuno per…

Per una singolare coincidenza, poche ore dopo il mio articolo sulla assurda censura di Marco Rovelli, Facebook mi ha notificato di aver rimosso un mio contenuto che avrebbe violato gli standard della comunità. Per quello che riesco a capire, le cose sono andate come segue. Molto tempo fa – tanto tempo, che nemmeno me ne ricordavo – ho scritto un post nel quale mi davo del “terronista”. Una uscita ironica (non particolarmente brillante, lo ammetto) che alludeva alla mia condizione di foggiano (quindi terrone) a Siena. E’ un aggettivo che uso qualche volta con i miei amici senesi, insieme al verbo terronizzare. Cose come: “Basta lavorare, lasciatevi terronizzare un po’, andiamo a prendere un caffè”. Ora, è successo che a qualcuno – che segue le mie cose con tanta attenzione da scovare un post che avevo dimenticato – quell’aggettivo non è piaciuto. Può essere che gli sia sfuggita la n, ed abbia letto terrorista, o che davvero abbia pensato che ce l’avessi con i terroni. E si è indignato tanto, da non scrivermi per chiedermi il senso di quel post (glielo avrei spiegato volentieri), ma da segnalarmi a Facebook. Come se avessi incitato a mettere i terroni sulla graticola.  All’oscuro…

“Questi racconti sono la versione moderna della Storia della colonna infame di Manzoni. Oggi si condannano senza alcun grado giudiziario degli esseri umani a scontare pena in un recinto di appestati.” Sono parole di Erri De Luca che si trovano sulla quarta di copertina di Lager italiani (Rizzoli), il libro del 2006 con il quale Marco Rovelli denunciava la vergogna dei Centri di Permanenza Temporanea, nati dalla stessa logica concentrazionaria che ha dato origine ai lager nazisti. Rovelli era andato nei Centri, aveva incontrato i reclusi , aveva ascoltato le loro storie e le aveva raccontate in un libro che è ancora oggi importante per capire le (bio)politiche di gestione delle migrazioni nel nostro paese. Ed ha continuato questo lavoro di ascolto e di narrazione legato alla difesa dei diritti umani e civili nei dieci anni successivi, ad esempio con la bellissima storia del musicista rom Jovica Jovic (La meravigliosa vita di Jovica Jovic, appunto) pubblicata da Feltrinelli del 2013. Bene: questa mattina Rovelli è stato bloccato da Facebook. L’accusa: aver scritto la parola “negro”. Il post incriminato – che è stato rimosso, e dopo il quale Rovelli è stato bloccato – è il seguente:Karl Brandt sorride felice dagli inferi:…

Ho chiuso il mio profilo Facebook e ne ho aperto uno nuovo, con nuove regole. Troppo faticoso sarebbe stato cancellare tutte le amicizie o pseudo-amicizie. Ho preferito ripartire da zero. Il mio nuovo profilo funziona così: i post sono pubblici e chi vuole può seguire gli aggiornamenti, proprio come un blog; nessuno però può chiedermi l’amicizia. Molto mi ha fatto riflettere, tra l’altro, il comportamento socialmente miserabile di una scrittrice abbastanza nota che ha avuto con me una discussione sul mio profilo. Cosa da ordinaria amministrazione; ma ne è seguito un post sul suo, di profilo, con il quale senza nominarmi riportava le mie affermazioni distorcendole apertamente e sostanzialmente incitando i suoi lettori al linciaggio. Cosa che è puntualmente avvenuta. Io provengo da una condizione di asocialità completa; vorrei poter dire felice, ma felice non era; e tuttavia ne ero in qualche modo soddisfatto. Ma mi sono imposto di uscirne, e di spingermi anche nella sfera pubblica. Per questo ho aperto, ormai più di quindici anni fa, il mio primo blog, e per questo ho contribuito alle fortune di Zuckerberg. Ma, perdonatemi, davvero non ce la faccio. Il misto di meschinità, di piccineria, di stupidità, di violenza mimetica delle situazioni…

A proposito di vignette vigliacche. Uno dei tanti fascisti di Facebook pubblica un vecchio manifesto fascista dal contenuto inequivocabilmente razzista: un uomo nero che violenta una donna bianca e la scritta Difendila! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia. Segnalo la cosa a Facebook, che mi risponde che il contenuto non è stato rimosso perché hanno riscontrato che rispetta i loro Standard della comunità.Leggo questi Standard della comunità:Facebook non consente i contenuti che incitano all’odio, ma attua una distinzione tra contenuti seri e meno seri. Se da un lato incoraggiamo gli utenti a mettere in discussione idee, eventi e linee di condotta, non consentiamo la discriminazione di persone in base a razza, etnia, nazionalità, religione, sesso, orientamento sessuale, disabilità o malattia.Poiché il manifesto è inequivocabilmente razzista ed inequivocabilmente incita all’odio contro i neri, bisogna dedurne che per Facebook si tratta comunque di un contenuto “meno serio”.Intanto a Foggia una giornalista de l’Unità viene processata per aver commentato criticamente su Facebook un manifesto di una scuola per estetiste, che mostrava una bambina bionda, intenta a truccarsi, e la scritta Farò l’estetista. Ho sempre avuto le idee chiare.