discriminazioni

Si è suicidato questa notte, Tonino Intellicato. Un bel po’ di farmaci questa volta sono stati sufficienti. Aveva quarant’anni. Ci aveva provato più volte, a farla finita. Nel 2012 si era buttato giù dalla finestra dell’ospedale in cui era ricoverato. Riferiscono le cronache che l’anno prima ci era finito, in ospedale, perché accoltellato dal fratello. Diciannove coltellate, da parte di chi avrebbe dovuto proteggerlo, sostenerlo, aiutarlo ad andare avanti. Ed invece – vittima in fondo anche lui – non ha retto la vergogna, il peso dello sguardo e del disprezzo. Perché Tonino era gay. Anzi no: ricchione. Una parola che a Cerignola, come altrove, equivale ad una condanna. Una parola che anni fa uccise, sempre a Cerignola, Francesco Quarticelli, freddato con tre colpi di pistola alla testa dal padre. Anche lui, pover’uomo, non poteva accettare di avere un figlio ricchione. Quello di Tonino, bisogna dirlo chiaro e forte, bisogna dirlo con rabbia, non è stato un suicidio. Tonino è stato ucciso, non diversamente da Francesco. Perché quando la tua vita diventa impossibile, quando hai addosso uno stigma che fa di te un essere subumano, degno solo di derisione e di disprezzo, quando ogni possibilità di felicità, anzi di una vita…