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Lettera aperta a un leghista foggiano

Gentile Joseph Splendido,

fino a qualche giorno fa ignoravo la sua esistenza; ieri l’altro mi sono imbattuto per caso nel suo profilo Facebook. C’era un video dell’incendio che qualche giorno fa ha colpito il ghetto di Borgo Mezzanone, uno dei luoghi in cui una concezione feudale dei rapporti di lavoro – Fabrizio Gatti parlava semplicemente di schiavitù – costringe a vivere i lavoratori africani delle campagne della Capitanata. Baracche di lamiera e legno che spesso vanno a fuoco, come è successo lo scorso anno al Gran Ghetto di Rignano, dove sono morti tra le fiamme due braccianti del Mali, mentre ad agosto dodici braccianti hanno perso la vita mentre tornavano dal lavoro in uno dei tanti furgoni privi dei requisiti minimi di sicurezza con i quali il caporalato gestisce gli spostamenti dei lavoratori-schiavi. L’incendio dell’altro giorno ha fatto diversi feriti, alcuni gravi. Sul suo profilo lei ha commentato così: “La nostra Puglia continua a subire l’onta dell’illegalità e dell’immigrazione clandestina”. Ha ragione. E’ motivo di vergogna che esistano clandestini, e che siano costretti a vivere in baracche che vanno a fuoco. Ho qualche dubbio però sul fatto che si tratti di qualcosa che la Puglia subisce. Ma vorrei parlarle di un’altra cosa.

Ho letto i commenti al suo post, e ne sono rimasto sconvolto. Più di tutti mi ha colpito la signora T. Un aspetto rassicurante, l’aria bonaria della signora di quartiere, cui affideresti i tuoi bambini. Ha commentato così il video: “Speriamo che bruciano anche loro”. Dello stesso avviso il signor M.: “Io vi bruciavo vivi”. Il signor E. tira un sospiro di sollievo: “Finalmente“. Il signor G., libero professionista: “E’ ora di fare pulizia in casa nostra“. Il signor G. dice: “Fate la pipì sopra così sapete dove andarla a fare”. Eccetera.

Dico eccetera, signor Splendido, perché non ce la faccio. Ho passato tutto il pomeriggio con un groppo in gola, l’altro giorno, ed ora che ho dovuto rileggere provo la stessa sensazione: angoscia, tristezza, delusione.

Ci sono alcune convinzioni minime che ci permettono al mattino di alzarci e di affrontare la vita. Una di queste è la fiducia di base negli altri. Il sapere che se cadrai per strada, ci sarà qualcuno che ti aiuterà a sollevarti. Avere fiducia nel fatto che, anche se nella vita siamo in competizione, c’è una solidarietà minima, immediata, quasi inconscia, che scatta quando l’altro è in pericolo. Una solidarietà senza la quale la vita sarebbe un inferno. Tutto ciò che scalfisce questa solidarietà minima ci suscita orrore, raccapriccio, scandalo. E’ l’orrore che proviamo di fronte ad Auschwitz. Ed è lo stesso orrore che ho provato leggendo quei commenti. La donna comune che si augura che delle persone che sono rimaste ferite in un incendio brucino vive. Il padre di famiglia che vorrebbe dar fuoco alla gente. L’altro che vorrebbe pisciar loro addosso.

Soccorrere chi è in pericolo, essere in ansia, dispiacersi se l’altro essere umano rischia di morire: è l’abc della nostra vita morale. Un pensatore che amo molto, Aldo Capitini, diceva: “La mia nascita è quando dico un tu”. E’ quando riconosco l’altro che nasco. Nasco come essere umano, come soggetto morale, come membro di una comunità. In quelle parole sul suo profilo non c’è solo un disperante analfabetismo morale. C’è la morte. Non la morte augurata alle persone rimaste ferite in quell’incendio. C’è la morte di chi parla, di chi scrive, di chi augura. C’è la morte dell’umanità, il ridursi a nulla, lo svanire in un nichilismo disperante che trasforma esseri umani in larve.

E poi c’è lei, signor Splendido. Politico leghista foggiano. Fino a qualche tempo fa l’espressione leghista foggiano sarebbe apparsa  come un ossimoro, mentre oggi può vantare i ventiquattromila e passa voti presi in provincia di Foggia. E sia. Ma in quanto politico, lei deve render conto. Leggo che si definisce cristiano, e che fa l’avvocato. Non le chiederò conto della compatibilità del suo esser cristiano con quelle parole. Molti credono che il cristianesimo sia la religione dell’amore, io credo che vi sia molto più odio che amore anche nel Vangelo. Per cui sì, lei può definirsi cristiano e accogliere sul suo profilo l’odio più atroce. Mi chiedo piuttosto come sia possibile che un avvocato possa mantenere sul suo profilo delle parole che rappresentano palesi violazioni del Codice Penale. Perché anche se c’è la Lega al governo, nel nostro paese l’istigazione all’odio razziale resta un reato punibile con la reclusione fino a quattro anni. Ma soprattutto devo chiederle conto come politico. Politico è chi si prende cura della polis, della comunità. Della sua crescita, del suo sviluppo o, per dirla con Pasolini, del suo progresso. Sappiamo che non c’è progresso che non passi attraverso l’umano. Rendere le persone migliori è il primo obiettivo di una politica autentica. Sono persone migliori che costruiscono una economia migliore, una società migliore, una democrazia migliore. E dunque le chiedo: in che modo quell’odio nichilistico, quell’odio da Ku Klux Klan che ho trovato sul suo profilo Facebook, si concilia con la sua pretesa di essere un politico? Perché, di fronte a quelle atrocità, non ha detto una sola parola, ed ha invece distribuito quale a là i suoi compiaciuti “mi piace”? Cosa sta facendo, signor Splendido, alla comunità che pretende di rappresentare?

Le faccio queste domande perché ho davvero bisogno di capire. In politica c’è la destra e c’è la sinistra. E’ giusto che sia così. Posso non condividere le idee di destra, ma fanno parte del gioco democratico. Ma questo odio da Ku Klux Klan non c’entra nulla con la nostra democrazia. E’ al di là della dialettica tra destra e sinistra. E’ una barbarie assoluta che rischia di travolgere tutto. E chiunque si occupi di politica ha il dovere di fare tutto il possibile per combatterla.

Articolo pubblicato su Gli Stati Generali, 2 novembre 2018.