Le bufale e la democrazia

I simboli degli zingari sui citofoni: una bufala vecchia
ma che gode di ottima salute
L’ultima, in ordine di tempo, è la storia della bambina di undici anni morta perché un americano si è rifiutato di donarle il midollo osseo in quanto italiana. Una storia che indigna: ma che è falsa. Non è mai esistito un donatore americano. C’era un donatore tedesco tedesco che però, come ha spiegato il direttore del Centro Nazionale Trapianti, non ha potuto donare perché nel frattempo le condizioni della bambina si erano aggravate.
Una bufala, dunque. Una notizia falsa che però viene diffusa come se fosse vera. Una delle tante. Sui social network proliferano. Ogni giorno ne compare una nuova, ma tornano anche spesso quelle vecchie. Le smentite non servono a nulla, le bufale si diffondono come virus resistenti a qualsiasi antidoto. Ed è così che, per fare solo qualche esempio, c’è gente che si indigna ancora per il disegno di legge del senatore Cirenga, che istituisce un fondo per tutti i parlamentari che non trovano lavoro entro un anno dalla fine del mandato – che non esista né sia mai esistito alcun senatore Cirenga è un dettaglio trascurabile – , mentre altri si temono di essere abbordati da romeni che regalano portachiavi con microchip interni che serviranno poi a segnalare i loro movimenti ed a favorire i furti. L’elenco potrebbe continuare per un bel po’.

La diffusione delle bufale in rete è preoccupante e pericolosa, per almeno due ragioni. La prima è che molte bufale sono a sfondo razzistico, in particolare nei confronti dei Rom e dei romeni. Esse contribuiscono a diffondere odio etnico, come se nella nostra società non ve ne fosse abbastanza. La seconda ragione è che le bufale intaccano la fiducia sistemica, che è una delle cose fondamentali per il funzionamento di una società. Fiducia sistemica vuol dire credere che il sistema funzioni, che le cose vadano come devono andare. Ora, se mi si dice che un bambino può morire perché un donatore si è rifiutato di salvarlo per motivi razzistici, è evidente che il sistema in questo campo non funziona. Moltiplichiamo questo senso di insicurezza per tutte le bufale diffuse: ne viene fuori una percezione angosciante della realtà sociale.
Sia chiaro: nella società in cui siamo, ci sono ottime ragioni per provare sfiducia sistemica. Le notizie vere che riguardano malfunzionamenti del sistema non mancano, e non sono poche. Ma proprio per questo è importante distinguere il vero dal falso.
Una democrazia funziona se c’è dibattito pubblico. La qualità della democrazia è legata alla qualità di questo dibattito: una democrazia autentica è quella nella quale i cittadini discutono in modo serio, documentato, sostenuti da giornali liberi ed indipendenti e da una scuola che formi alla considerazione razionale e scientifica dei fatti. Una democrazia decadente ed in crisi si riconosce per la qualità scadente del dibattito pubblico. Per la chiacchiera che predomina sul dialogo, per gli scontri ideologici che prendono il posto del confronto democratico.
In una democrazia che funziona, il dibattito pubblico permette di identificare in modo esatto i problemi e di cercare insieme le soluzioni. In una democrazia in crisi, il dibattito pubblico è inquinato costantemente da informazioni false, che da un lato aumentano, come detto, il senso di incertezza, dall’altro impediscono di affrontarlo. Se si vuole una società meno insicura è fondamentale individuare i problemi reali. Se non si è in grado di distinguere la realtà dalla fantasia, il vero dal falso, non si può intervenire in modo intelligente sulla realtà. Se, ad esempio, non si sa quasi sono esattamente gli abusi di quella che non senza ragione si chiama “casta” politica, non si è nemmeno in grado di decidere quali provvedimenti sono necessari per sostituirla con una classe politica che faccia davvero gli interessi collettivi. Se non si è in grado di agire intelligentemente, ci si abbandonerà alla stupidità. Il che vuol dire due cose: o macerarsi nella propria impotenza, poiché il mondo là fuori è brutto e cattivo, e nessuno può farci nulla (e l’unico sfogo sarà pubblicare post indignati su Facebook), oppure gettarsi in un’azione scomposta, combattere una battaglia contro nemici per metà reali e per metà immaginari, affidandosi al primo capo carismatico che offra una semplificazione della realtà, dando l’illusione di dominare cognitivamente e politicamente quel mondo che fino a poco prima sembrava così insidioso ed oscuro.
Editoriale per Stato Quotidiano.

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