Murray Bookchin

Lunedì scorso ho avuto il piacere di presentare alla Mondadori di Siena il libro di Murray Bookchin La prossima rivoluzione (BFS), alla presenza della figlia del filosofo, Debbie, e di Francesco Marilungo, operatore umanitario nel Rojava. Mentirei se dicessi che c’era il pubblico delle grandi occasioni – e del resto Siena non è Livorno, né Massa Carrara – ma il pubblico che c’era era attento, interessato e desideroso di discutere.Ho incontrato Bookchin da qualche anno, alla ricerca (cominciata per me con Aldo Capitini) di una teoria e di una prassi democratica che vadano al di là dei rituali stanchi e ormai vuoti della democrazia rappresentativa, con lo spettacolo osceno di una classe politica più adatta al cabaret che al governo di una nazione e la paurosa deriva qualunquistica di un popolo sempre più volgare ed abbrutito. Capitini cercò fin dall’inizio – all’indomani del crollo del fascismo – una alternativa, che consisteva per lui nella omnicrazia, il potere di tutti esercitato attraverso quella assemblee popolari che chiamava Centri di Orientamento Sociale. Ed è questa la via di Bookchin, il municipalismo libertario, una proposta di organizzazione politica che fa del comune il luogo in cui è possibile una reale partecipazione politica. Il…