Etty HillesumIl Diario che Etty Hillesum ha tenuto dal 1941 al 1943, prima di finire i suoi giorni ad Auschwitz, non è soltanto uno straordinario documento storico sul periodo più buio della storia contemporanea, ma appartiene a pieno titolo alla storia della mistica. E come tutti i testi di mistica autentica, esso provoca qualche disagio al credente, che ne è al tempo stesso attratto e respinto. Attratto, perché si tratta del diario di una ragazza che affronta con animo sereno, perfino felice, la tragedia dell’Olocausto grazie alla forza che le dà Dio: e quale testimonianza migliore del potere della fede? Respinto, perché quella di Hillesum non è fede nel senso comune del termine, né il Dio di cui parla è quello che si prega nelle chiese. Etty Hillesum spiega con grande chiarezza che il suo Dio non è altro che “la parte più profonda” di sé stessa. Non un altro-da-sé, ma la parte più nobile di sé. Come per ogni mistico, non si tratta di rendere culto ad un Ente o a una Persona, ma di essere, di realizzare Dio. C’è un fondo dell’anima in cui l’io-non-più-io diventa Dio.In termini buddhistici, si dirà che c’è in ognuno la natura-Buddha (tathāgata-garbha),…