don Lorenzo Milani

Nel marzo del 1960, durante la traslazione della tomba di Alessandro Manzoni, accadde un mezzo miracolo: la tomba apparve apparve stranamente illuminata, anzi sprigionante luce. Fu un mezzo miracolo, e non un miracolo completo, perché qualcuno ebbe il buon senso di far notare che si trattava del riflesso di un raggio solare sulla teca di cristallo, e qualche altro ebbe il buon senso di ascoltarlo. Ciò non impedì, com’è naturale in Italia, che da più parti si invocasse la beatificazione dello scrittore. Chiedendo all’amico giornalista Giorgio Pecorini di procurargli una foto del corpo mummificato dello scrittore, che incuriosiva i ragazzi di Barbiana, don Lorenzo Milani ragiona divertito sulle conseguenze della santificazione: “Hai mai pensato che immenso sfalsamento avverrebbe a tutto il romanzo se i gesuiti facessero la follia di santificarne l’autore? Nel giro di pochi decenni i ragazzi costretti fin dall’infanzia a dire le preghierine al Santo Romanziere protettore delle scuole lo vedrebbero sempre in aureola anche quando descrive la peste e non gli crederebbero più una parola. Tragico destino di chi vien dalla Chiesa benedetto e consacrato. Motivo profondo per cui bisogna sempre parlare sboccatamente e ineducatamente e farsi odiare quanto occorre per essere almeno presi sul serio” (1).Dopo…