abbé Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre, Sulla dolcezza

Acquaforte di Eugène André Champollion

Nella storia del pensiero politico, l’abate di Saint-Pierre conta per il suo Progetto per rendere la pace perpetua in Europa (1712), che anticipa la più nota riflessione di Kant; progetto che affidava la pace europea ad una assemblea di stati, nella quale le controversie venissero risolte attraverso l’arbitrato, e che aveva, come notò Rousseau, un solo, grande limite: ai sovrani non interessa la pace, poiché la guerra ne rende più stabile il potere. In questo scritto degli ultimi anni, quel modello di conciliazione razionale delle controversie, che proponeva agli stati, è esteso a tutti i rapporti umani. La pace, che non giunge dalla volontà del politico, può nascere dal diffondersi di un nuovo atteggiamento umano, da una generale rinuncia all’animosità nelle dispute, siano esse intellettuali, religiose o economiche.

Traduco da: abbé Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre,  De la douceur, Briasson, Paris 1740, pp. 3-11.
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In un grande spirito, la dolcezza è prova di grandezza d’animo.
La dolcezza è la virtù meglio ricompensata in questo mondo.
Dal momento che considerano vergognoso cedere con dolcezza, anche se occorre più ragione e più coraggio per cedere che per resistere, la maggior parte degli uomini fanno i bambini.

Quelli che non hanno abbastanza forza per cedere con dolcezza, si piccano spesso di essere fermi; ma quando questa fermezza è priva di ragione, non è più una virtù, non è che umore, rigidità, testardaggine, falso eroismo.
La dolcezza suppone l’equanimità e la tranquillità dell’anima, a volte ne è l’effetto ed altre la causa.

La dolcezza non ci rende indifferente ai piaceri, ma qualche volta ci spinge a fare qualche sacrificio per l’amicizia e la riconoscenza.
L’uomo impaziente e maldestro si inganna molto spesso sui mezzi per stabilire ad assicurare il suo dominio e la sua autorità; egli trova degli ostacoli quando usa delle maniere altezzose, minacciose, per effetto dell’impazienza: cambierebbe modi, avrebbe dei modi dolci se facesse attenzione al fatto che lui stesso ama essere dominato dalla dolcezza.
Si suppongano gli uomini in qualsiasi stato di superiorità, di padre, di signore, di re: è la dolcezza dei loro modi che dà il fondamento più solido alla loro autorità, come la dolcezza di coloro che sono subordinati è il miglior modo di conciliarsi con i superiori.
La violenza di certe imprese fa nascere degli ostacoli che solo la dolcezza può superare.
Gli uomini hanno cominciato a gioire tranquillamente dei loro beni nei tempi in cui i loro costumi si sono addolciti.
Per quale fatalità gli uomini, che avrebbero potuto mettere a profitto la loro felicità, il vantaggio di essere riuniti nel corpo sociale, non si sono occupati, il più delle volte, che a infastidirsi, a nuocersi reciprocamente? Mancano di conoscere il loro più grande interesse, di essere dolci; manca la dolcezza nelle relazioni umane.
In mancanza di armi, ci vantiamo di altri mezzi: ci diffondiamo in discorsi ingiuriosi, seminiamo scritti satirici; e quale è il frutto delle nostre collere? I colpi che diamo ci attirano le offese che riceviamo, cosa triste e tanto più spiacevole perché è opera nostra, quando manchiamo di dolcezza e di pazienza.
L’uomo dolce gioisce di una sorte molto tranquilla: non ferisce l’amor proprio degli altri, non ne urta le passioni, nelle avversità non lo si vede scoppiare in lamenti, nella prosperità non dimentica il proprio passato; quando un uomo volubile gli fa i capricci, egli se l’aspetta: legge gli effetti nelle cause, e considera i cattivi trattamenti, come le ingiurie, nulla più che le conseguenze di un temperamento che è stato smascherato.
In altre occasioni l’uomo dolce, se insultato, sospetta di essersi attirato lui stesso le ingiurie che subisce.
L’aria modesta e attenta, i gesti misurati, il tono moderato, la favella un po’ lenta, le parole graziose, gli occhi bassi; tutto serve a esprimere il carattere della donna dolce.
La dolcezza ci annuncia il rispetto, l’approvazione, la confidenza, la considerazione, la sottomissione, l’obbedienza, il desiderio di piacerci, la gaiezza: come può non piacerci più delle altre virtù?
La dolcezza marcia insieme alla presenza di spirito, decisiva in ogni sorta di lotta.
Non confondiamo la dolcezza virtuosa con quelle insipide compiacenze servili, che sono piuttosto segni di piccineria e di debolezza.
Colui i cui costumi sono dolci, è ai nostri occhi uomo di quasi tutte le virtù; si è dolci perché si è equi, perché si è giusti, perché si è disinteressati, perché si è pazienti ed indulgenti.
Nulla di più opposto alla dolcezza, nulla le dispiace più della collera; questo carattere annuncia da una parte ogni sorta di ingiustizie, e dall’altra ogni sorta di sventura e di dispiacere della vita.
L’uomo dolce non commetterà che mancanze lievi in società.
L’uomo virtuoso che non è dolce e che ci ha urtato con la sua rudezza, non può riconciliarsi con noi grazie alla pratica delle altre virtù. E’ nobile e generoso, ma noi non siamo l’oggetto della sua benevolenza; mantiene le promesse, ma noi non abbiamo preso alcun impegno con lui.
I vizi ingiusti eccitano il nostro odio e lo giustificano, ma quanto ai difetti, sembra che abbiano diritto alla indulgenza delle persone che hanno della dolcezza nei rapporti umani.
L’uomo dolce si trova facilmente contento degli altri, e ciò è il vero segreto per farsi apprezzare lui stesso.
Che sarà di una assemblea dalla quale sia stato bandito lo spirito della dolcezza? Sarà una assemblea di uomini che non sanno che temersi, combattersi ed odiarsi.
Le persone dolci riescono più facilmente delle altre a convenire nella discussione di una questione.
Senza questa dolcezza, le dispute invece di chiarire le questioni non servono che a inasprirle, ad alienare gli spiriti.
L’uomo dolce fa ordinariamente parlare la lingua del cuore, lingua ben superiore e ben più eloquente di quella dell’ingegno.
In un conflitto di opinioni, l’uomo dolce è ben più vicino al vero di colui che si lascia trasportare dalla collere, o da qualche altra passione.
Dicendovi “io non sono ancora della vostra opinione”, l’uomo dolce disputa poco, vi lascia la vostra opinione, e non vi toglie la speranza di accettarla, un giorno; così non ferisce l’amor proprio.
La misura della stima che si ha per l’uomo dolce dà la misura di quanto si cerca di piacergli e di farsi apprezzare da lui.
L’uomo dolce durante la disputa prende i colpi e non li restituisce. Egli ci insegna che la differenza di opinioni non deve turbare il buon ordine della società: spesso bisogna solo darsi credito gli uni con gli altri per qualche tempo, per pensare un giorno allo stesso modo.
Il vantaggio dell’uomo che ha dei costumi dolci è che sembra agire secondo la volontà altrui, quando non fa che accontentare se stesso.
La compiacenza che noi abbiamo verso l’uomo dolce è il frutto delal compiacenza che lui ha verso di noi.
La dolcezza è una via più sicura per conquistare la maggior parte degli uomini, più sicura della via dei favori.
L’esempio di Socrate presso gli antichi e di San Francesco di Sales presso i moderni ci dimostra che la dolcezza può conquistarsi ad un livello altissimo, malgrado un temperamento brusco e petulante. E’ vero che occorrono coraggio e costanza per rilevare, durante cinque o sei mesi, i minimi moti d’impazienza che precedono una collera vergognosa, poiché irragionevole.
La dolcezza che procura all’uomo la calma e la tranquillità, tiene il suo spirito preparato a gustare giorno dopo giorno i piaceri innocenti, sia della vita campestre sia della vita della capitale, ognuno nella sua condizione.
Senza questa calma, frutto naturale della dolcezza, nello spirito non c’è che agitazione, ansia per i mali futuri, dolore per i mali presenti, una sorta di febbre continua, per cui senza dolcezza non c’è felicità, e più si è dolci, più si è felici: “Beati mites”.
Poiché non è possibile avere una grande dolcezza senza avere molte virtù, non si raccomanderà mai troppo ai bambini la pratica della dolcezza.
Se sono molto dolci, si guarderanno bene dall’offendere i loro compagni.
Se saranno molto dolci, perdoneranno facilmente le offese che riceveranno dai loro compagni.
Se daranno molto dolci, saranno sempre disposti alla piacevolezza.
Quale accordo c’è nei rapporti umani, quando non si teme di essere offesi e quando si trovano gli altri disposti a farci piacere!