Vladimir Putin

Manifestazione contro la guerra in Ucraina in piazza Castello, Torino, 26 febbraio 2022. ANSA/Alessandro DI Marco

Bisogna comprendere le ragioni dell’altro, nel caso specifico di quell’altro così poco edificante che è Putin, e uscire da una visione unilaterale del conflitto. Non farlo, assicurano, significa restare in una logica binaria che ci condurrà dritti alla terza guerra mondiale. Occorre, dicono, considerare la complessità dei fenomeni, e dunque anche dei fatti storici. Complessità è la parola chiave con cui a sinistra – nella sinistra ex comunista, pacifista e nonviolenta, femminista – molti ragionano di conflitto in Ucraina. E cosa vuol dire leggere il conflitto in modo complesso? Vuol dire considerare il ruolo della Nato. Che ha provocato la Russia con la sua espansione nell’Europa dell’est, fino a giungere al punto di rottura. Tutto qui. Che la Nato sia il potere da contestare, gli esportatori di democrazia che di fatto la democrazia l’hanno sempre uccisa, l’abbiamo detto, gridato nelle piazze per anni. Era vero? In parte: se è vero che qualsiasi realtà è complessa, anche quella realtà era più complessa di così. Ma soprattutto tornare oggi, nel 2022, in un mondo completamente diverso, a quella narrazione, vuol dire realmente semplificare, o peggio: travisare la realtà. Vogliamo considerare la questione ucraina nella sua complessità? Bene. Consideriamo l’holodomor, il genocidio causato…

Putin e il patriarca Kirill

Tolstoj Nella sua più importante opera filosofica, così poco letta in Italia da far pensare a una vera rimozione, Il Regno di Dio è in voi (1893), Lev Tolstoj analizzava la società russa del suo tempo come un sistema di dominio interamente fondato sulla violenza. Un sistema fortemente diseguale, con pochi ricchi e potenti e una grande massa di contadini poverissimi, tenuti a bada con la forza – la polizia, l’esercito – e con una prassi religiosa che era nulla più che superstizione e inganno, senza alcun rapporto con gli elementi etici del Vangelo. Una società violenta che Tolstoj invitata a sovvertire con la nonviolenza: rifiutandone, cioè, la logica stessa, e dunque minandone la base. Ma come, in concreto? Quale era il punto debole sul quale intervenire? La risposta di Tolstoj non è affatto ingenua. La leva per rovesciare l’assetto sociale è l’opinione pubblica. Nelle società contemporanee essa è una forza sociale fondamentale, controllare la quale è essenziale per il potere. E l’azione nonviolenta, con il suo carattere etico e la disponibilità al sacrificio, è la più adatta ad agire sull’opinione pubblica. Tanto più, osservata Tolstoj, che la società contemporanea è scissa. Da un lato la violenza dei forti sui…