L’autoassoluzione della Chiesa in Canada

Un gruppo di monache con studenti aborigeni, Port Harrison, Quebec, circa 1890. BiblioArchives, https://www.flickr.com/photos/lac-bac Licenza CC BY 2.0

Tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e gli anni Novanta del secolo scorso il governo canadese ha costretto i bambini appartenenti a famiglie di nativi americani a frequentare un sistema di scuole gestito da diverse Chiese cristiane, l’Indian residential school system. Il compito di queste scuole era quello di far sì che i bambini dimenticassero la loro cultura di origine e venissero formati secondo la cultura e la religione dominante. Questa violenza culturale, già terribile, è tuttavia solo parte della violenza che questi bambini si trovarono a subire. Sequestrati alle famiglie, sottoposti a maltrattamenti ed abusi sessuali, sterilizzati, racchiusi in edifici malsani, tenuti in condizioni igieniche precarie, migliaia di questi bambini – in alcuni periodi addirittura più della metà degli ospiti – hanno perso la vita negli anni in queste scuole più simili a lager che a istituzioni educative. Quelli che sono sopravvissuti hanno trovato, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, la forza per denunciare ciò che hanno subito ed avviare le ricerche su quello che appare come un vero genocidio.

La Truth and Reconciliation Commission of Canada, nata nel 2007 per accertare la verità e favorire la riconciliazione nazionale, ha chiesto da tempo a papa Francesco di chiedere perdono per il coinvolgimento della Chiesa cattolica. Il viaggio apostolico dei giorni scorsi intendeva venire incontro a questa richiesta. Ma lo ha fatto in modo del tutto insoddisfacente.

Sin dai tempi di Giovanni Paolo II la richiesta di perdono papale – quasi ormai un genere letterario – segue uno schema autoassolutorio: una succinta ed eufemistica descrizione della colpa; una lettura della stessa che la riconduce alla ben nota imperfezione della natura umana; una lunga celebrazione della grandezza della Chiesa. Il viaggio apostolico di papa Francesco in Canada non fa eccezione.

In Canada il papa ha fatto tre cose. Ha chiesto scusa. Ha sottolineato, con una scelta attenta dei termini, che quello che è accaduto non è opera della Chiesa come istituzione, ma di singoli cattolici. E ha usato strumentalmente i valori, reali o presunti, della comunità nativa canadese come conferma dei valori cattolici.

Il punto fondamentale, per i nativi, è la mancanza di ammissione di una responsabilità istituzionale della Chiesa cattolica. In un primo discorso del 25 luglio presso la Chiesa del Sacro Cuore di Edmonton ha fatto ricorso alla parabola della zizzania:

E al tempo stesso, non dobbiamo dimenticare che anche nella Chiesa al grano buono si mescola la zizzania. Anche nella Chiesa. E proprio a causa di questa zizzania ho voluto intraprendere questo pellegrinaggio penitenziale, e cominciarlo stamani facendo memoria del male subito dalle popolazioni indigene da parte di tanti cristiani e chiedendone perdono con dolore. Mi ferisce pensare che dei cattolici abbiano contribuito alle politiche di assimilazione e affrancamento che veicolavano un senso di inferiorità, derubando comunità e persone delle loro identità culturali e spirituali, recidendo le loro radici e alimentando atteggiamenti pregiudizievoli e discriminatori, e che ciò sia stato fatto anche in nome di un’educazione che si supponeva cristiana. (1)

Analizziamo queste parole. Anche nella Chiesa c’è la zizzania. Quell’anche, che il papa sottolinea ripetendolo, vuol dire che la zizzania c’è soprattutto fuori dalla Chiesa, ma purtroppo la Chiesa non riesce ad esserne immune del tutto. Ed è per questo che dei cattolici hanno contribuito alle politiche di assimilazione e affrancamento. I responsabili sono dunque solo alcune persone, incidentalmente di fede cattolica, che si sono limitate a contribuire ad azioni che sono state intraprese da altri. Il resto del discorso è un’autocelebrazione della Chiesa.

Due giorni dopo, il 27 luglio, papa Francesco incontra le autorità civili presso la “Citadelle de Québec”. Non è più in una parrocchia: ci si aspetterebbe un discorso più serio e meno autocelebrativo. Tutt’altro.

Il papa esordisce con una polemica qualunquistica contro il mondo contemporaneo, l’individualismo, l’incapacità di ascoltare, la frenesia eccetera, cui contrappone la saggezza arcaica dei popoli nativi, capaci “di porsi in ascolto di Dio, delle persone e della natura”. Quindi entra in argomento. Vediamo come:

Questi insegnamenti vitali, tuttavia, sono stati violentemente avversati in passato. Penso soprattutto alle politiche di assimilazione e di affrancamento, comprendenti anche il sistema scolastico residenziale, che ha danneggiato molte famiglie indigene, minandone la lingua, la cultura e la visione del mondo. In quel deprecabile sistema promosso dalle autorità governative dell’epoca, che ha separato tanti bambini dalle loro famiglie, sono state coinvolte diverse istituzioni cattoliche locali; per questo esprimo vergogna e dolore e, insieme ai Vescovi di questo Paese, rinnovo la mia richiesta di perdono per il male commesso da tanti cristiani contro le popolazioni indigene. Per tutto questo chiedo perdono. È tragico quando dei credenti, come accaduto in quel periodo storico, si adeguano alle convenienze del mondo piuttosto che al Vangelo. Se la fede cristiana ha svolto un ruolo essenziale nel plasmare i più alti ideali del Canada, caratterizzati dal desiderio di costruire un Paese migliore per tutta la sua gente, è necessario, ammettendo le proprie colpe, impegnarsi insieme a realizzare quanto so che tutti voi condividete: promuovere i legittimi diritti delle popolazioni native e favorire processi di guarigione e di riconciliazione tra loro e i non indigeni del Paese. (2)

Ancora qui i termini sono eufemistici. Nessun accenno ai bambini morti, alle sevizie, alle violenze sessuali. Se il discorso finisse nelle mani di qualcuno che non ha mai sentito parlare di quello che è accaduto in Canada, mai riuscirebbe a farsi un’idea della sua gravità. Anche qui la riduzione della responsabilità: il sistema è stato promosso dal governo ma sono state coinvolte diverse istituzioni cattoliche locali. Questione di parrocchie, nulla più. Poi torna il ragionamento del discorso precedente, presentato in modo più chiaro. Quello che è accaduto è che la Chiesa si è adeguata alle convenienze del mondo. È il mondo ad essere cattivo. La Chiesa è buona, pura, spirituale, ma purtroppo vive nel mondo, e qualche volta, come è accaduto in Canada a qualche parrocchia, non riesce a non farsene contaminare. Ma la Chiesa, nessuno potrà negarlo, è grande. È stata essenziale “per plasmare i più alti ideali del Canada”, dice. E poi cambia subito discorso, lanciandosi in un discorso sul mondo contemporaneo.

A conti fatti, al genocidio dei bambini nativi canadesi sono dedicate meno di una decina di righe nella trascrizione dei discorsi. Nell’ultimo, prima di ripartire, ribadisce:

Anche oggi, anche qui, vorrei dirvi che sono molto addolorato e desidero chiedere perdono per il male commesso da non pochi cattolici nelle scuole che hanno contribuito alle politiche di assimilazione culturale e di affrancamento. (3)

Papa Francesco non è andato in Canada a chiedere perdono. È andato in Canada ad assolvere la Chiesa come istituzione e il cattolicesimo come visione del mondo. Della bontà ahimè non incontaminabile e tuttavia salda della prima e della santità del secondo non è possibile dubitare.

Non sorprende che la visita del papa abbia lasciato l’amaro in bocca. Mussay Sinclair, senatore che ha presieduto la Truth and Reconciliation Commission, ha dichiarato che il papa ha lasciato “un buco profondo nel riconoscimento del pieno coinvolgimento (full role) della Chiesa nel sistema delle scuole residenziali, attribuendo la colpa a singoli membri della Chiesa”. (4)

Ma non si tratta solo di questo. Quella delle scuole residenziali è stata una violenza istituzionale che aveva una precisa giustificazione culturale. Condannarla come violenza di alcuni singoli non solo assolve l’istituzione, ma impedisce qualsiasi riflessione sulla violenza culturale che l’ha sorretta e giustificata.

E invece una reale riconciliazione non può che partire da una domanda: perché? Perché i cattolici, i cristiani in generale sono stati così violenti? Cosa ha spinto a non vedere in un bambino nativo un essere umano? Da dove veniva quella ferocia?

La risposta a questa domanda è nella parabola stessa che il papa ha evocato nella parrocchia, parlando ai nativi. La parabola della zizzania, che è una sintesi efficace della violenza del Vangelo. C’è un uomo che ha seminato del grano. Qualcuno però nella sua terra ha seminato zizzania insieme al grano. Cha fare? Raccogliere la zizzania? Ma c’è il rischio di sradicare anche il grano. “Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”, dice Gesù (Matteo, 13 30).

In questa parabola è di persone che si sta parlando. Di persone che sono grano e di persone che sono zizzania. Di persone che quando giungerà il Regno finiranno nel granaio e di persone che invece saranno legate e bruciate. Gesù invita a non raccogliere. Ma è un invito destinato, nella storia della cristianità, a restare inascoltato. Se alcune persone sono zizzania, se sono state piantate dal Maligno stesso, la tentazione di sradicarle subito, per ripulire il mondo dalla loro insidia, è irresistibile.

È questo che è accaduto, tra l’altro, nel Nuovo Mondo. Quando gli europei vi si trasferiscono, interpretano la loro vicenda storica alla luce della Bibbia. I cristiani sono il nuovo Israele che si fa strada nella terra del Diavolo. Scrive a fine Seicento il pastore Cotton Mather:

Gli abitanti della Nuova Inghilterra sono il popolo di Dio che si è insediato in quelli che un tempo erano i territori del Diavolo; e si può facilmente supporre che il Diavolo sia stato fortemente irritato, quando si è accorto che questo popolo stava adempiendo l’antica promessa fatta al nostro Gesù, che Avrai in possesso le terre più lontane. (5)

Il nativo americano non è diverso dal cananeo: è un essere corrotto, demoniaco, che non appartiene alla comune umanità. E che va sterminato, come propone nel Settecento il giurista Hugh Henry Brackenridge per quegli “animali volgarmente chiamati indiani”. (6)

Le azioni di una istituzione come la Chiesa cattolica si inseriscono in una storia. Il papa è l’ultimo successore di Pietro; c’è una linea di continuità che va dal primo papa fino a lui, ed è questa linea che giustifica la sua posizione. Ma non è l’unica linea. C’è anche una linea di continuità che va dalla violenza disumana di cui raccontano i primi libri della Bibbia – la storia di un popolo che Dio guida contro altri popoli, eccitandolo allo sterminio anche di donne e bambini – e dalla convinzione evangelica che il mondo si divina in salvati e dannati, esseri umani che sono da Dio ed esseri umani che sono dal Diavolo, alla lunga successione di atrocità di cui si sono resi responsabili i cristiani.

Fino a quando i cristiani non si libereranno dall’idea che un essere umano possa essere zizzania, la violenza cristiana sarà sempre possibile. E fino a quando non si metteranno seriamente in discussione radici dottrinali e scritturali – ma occorre dire: ideologiche – della violenza ogni richiesta di perdono non è che una facile autoassoluzione.

Note

(1) Viaggio Apostolico in Canada: Incontro con le popolazioni indigene e con i membri della Comunità Parrocchiale presso la Chiesa del Sacro Cuore (Edmonton, 25 luglio 2022), url: https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/july/documents/20220725-incontroedmonton-canada.html
(2) Viaggio Apostolico in Canada: Incontro con le Autorità Civili, con i rappresentanti delle Popolazioni Indigene e con il Corpo Diplomatico presso la “Citadelle de Québec” (27 luglio 2022), url: https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/july/documents/20220727-autorita-canada.html
(3) Viaggio Apostolico in Canada: Incontro con i giovani e con gli anziani nel piazzale della scuola elementare (Iqaluit, 29 luglio 2022), url: http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2022/july/documents/20220729-giovani-anziani-iqaluit.html
(4) A. Woods, ‘A deep hole’ — Murray Sinclair, Romeo Saganash harshly criticize Pope’s apology, in “Toronto Star”, 26 luglio 2022, url: https://www.thestar.com/news/canada/2022/07/26/pope-franciss-apology-fails-to-meet-truth-and-reconciliation-call-to-action-sinclair.html
(5) C. Mather, The Devil in New England, da The Wonders of the Invisible World, 1693, On-line: https://www.bartleby.com/400/prose/202.html. Il riferimento biblico è a Salmi, 2:8.
(6) D. Losurdo, L’ebreo, il nero e l’indio nella storia dell’Occidente, QuattroVenti, Urbino 1999, p. 9.